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Diario di Bordo:i nostri racconti.

 

Domenica 5 dicembre si è svolta la  regata  di chiusura delle attività 2010 del nostro circolo velico. Nonostante il freddo glaciale 10 imbarcazioni  si sono sfidate nello specchio d’acqua davanti ad Arona con partenza dal solito pontile, giro di boa alla “taverna del pittore” e ritorno allo stesso  pontile. Al mattino come  consuetudine colazione a base di cappuccino e brioche al bar di Debora.

Arrivano tutti alla chetichella primo io, poi Carlo, Primo, Mario e via via tutti gli altri; c’è anche una  bellissima sorpresa di  due miei carissimi amici , Laura e Yasser che  mi hanno chiesto di poter sperimentare la vela nell’occasione,  ho cercato di dissuaderli visto che non erano mai stati in barca  e che non era una grande idea quella di avventurarsi in una giornata così fredda, ma poi ho pensato che se non sono matti non li vogliamo. Alla partenza solite battute, sfottò, abbracci e pacche sulle spalle.

Sulla mia barca c’è Anselmo al timone, nonostante l’arenamento della  uscita precedente. Per non tradire le tradizioni, alla partenza  musica  al massimo volume (naturalmente  anni 60/70), stappiamo una bottiglia di rosso, che accompagniamo con cioccolato fondente e pandoro  e Anselmo incomincia a raccontare barzellette irripetibili. Chissà cosa penseranno Laura e Yasser dico fra me e me ma loro continuano a ridere divertiti e questo mi tranquillizza molto.

A un certo punto qualcuno ci dice che la regata termina alla boa e noi   stupidamente ci crediamo tanto che giunti lì   mentre tutti ritornano al pontile, noi puntiamo la prua verso Angera  per qualche bordo “tanto è presto per il pranzo” diciamo; in realtà era una bufala e noi giungiamo  al pontile casualmente entro il tempo massimo dopo aver girovagato  in lungo e in largo in cerca di qualche refolo di vento.  Naturalmente  tutti ci hanno preso per i fondelli e abbiamo fatto la figura dei fessi e degli ingenui e vani sono stati i tentativi di giustificare il nostro ritardo abissale rispetto alle altre imbarcazioni. Altra figura di m…… penso, ed in effetti ci classifichiamo in nona posizione, praticamente ultimi.

Se continuo così penso proprio che  dovrò cambiare il nome della mia barca che ho dedicato a mia moglie “Mariateresa”per evitare denuncie da parte della stessa nei miei confronti per danno di immagine. Nonostante tutto  continuiamo a ridere e non vediamo l’ora di andare a pranzo. Al ristorante siamo una cinquantina di persone perché  nel frattempo si sono aggiunte  mogli, fidanzate e altri amici del nostro club. Pranzo veramente eccellente e vino in abbondanza, noto con piacere che anche Laura e Yasser  si sono molto ben inseriti nel gruppo e chiacchierano e ridono con tutti. E’ stata veramente una bellissima giornata  trascorsa in compagnia di amici autentici. L’unica cosa che ci manca è una sede per ritrovarci ritrovare più frequentemente; speriamo che il nuovo anno ci porti   questo regalo. Buon vento, buon  natale e felice anno a tutti.

Antonio      

 

 

Come è ormai tradizione il  mese di novembre di ogni anno ci si ritrova tutti in barca per ricordare Luigi.

L’idea è nata qualche anno fa ai suoi amici più cari che in occasione della prima ricorrenza della  scomparsa,  mentre erano in barca, hanno stappato una bottiglia di spumante  e brindato e hanno pensato che  a lui sarebbe piaciuto essere ricordato sempre così  in modo semplice  e senza tante cerimonie. E così ieri sotto un cielo imbronciato e piovoso, dal pontile   sono partite sette barche che in tre ore dovevano giungere in boa  fissata davanti al porticciolo (chiamiamolo cosi)  di Arona e fare ritorno.

Naturalmente prima di tutto  abbondante colazione al bar di Debora, le solite cazzate, qualcuno che pensava già al prosecchino e  di tanto in tanto qualche occhiata furtiva( ma non tanto) al bel sederino di Debora. Qualche avventore voleva fare il figo con lei parlando di massimi sistemi,  tutto ciò alle nove del mattino e dopo una notte di baldoria.  Mi sembrava di rivedere il film “Amici miei” dove degli attempati  buontemponi ne combinavano di tutti i colori. Lasciato tristemente il bar di Debora tutti al pontile ad armare le barche…………… e i soliti ignoti Diego e Pino, ( loro mi hanno detto di mantenere nascoste le loro identità per motivi di privacy, ma secondo me il problema sono le loro mogli), sono già sul pontile con bottiglie e bicchieri , naturalmente non poteva mancare il brindisi di inizio regata. Si parte praticamente con  cielo grigio, vento zero,  lago piatto e nebbia persistente.

Iniziano i classici sfottò sulle diverse rotte scelte e io  mi ritrovo  arenato su una secca, “  porca…………… iniziamo  bene” dico, e finalmente  dopo circa 2 ore praticamente senza vento   e con una gran fatica a far muovere la barca alle  ore 12.00 viene dato il segnale di fine tempo massimo. Naturalmente ci ritroviamo  sotto la pioggia ancora tutti al pontile e questa volta aperitivo con vino rosso pane e salame. A Primo gli hanno contestato il fatto che ha toccato la boa  ma lui gentilmente fa il gesto dell’ombrello e se ne va. Segue il pranzo per i pochi fedelissimi e Carlo il furbone si finge febbricitante pur non di venire a pranzo con noi; mi sa tanto che la sua febbre si chiami Antonietta sua moglie. Dopo il pranzo terminato verso le ore 17.00 naturalmente cicchetto finale al bar di Debora per chiudere in bellezza e giù birra fino alle ore 19.00. Ormai distrutto dico signori io vado a casa e mi avvio in macchina. Del viaggio  e della sera a casa non ricordo nulla so solo che mia moglie mi ha detto” ma cosa hai fatto? Sembra che ti sei scontrato con un TIR". So solo che è stata una bellissima giornata in allegria e in semplicità con tanti carissimi amici.

Alla prossima e buon vento a tutti.

Antonio    

 

 

Carissima Patricia è sempre una grande emozione leggere  le tue parole ricche di passione e amore per le persone più deboli. Quello che fai per loro è veramente straordinario  e il tuo impegno e  la dedizione  che dai a loro è di  grande insegnamento per me. Sono molto contento del successo della tua iniziativa a favore dei giovani ciechi dei paesi del sud America e mi piacerebbe molto organizzare degli incontri internazionali  anche con i ciechi dell’Europa naturalmente con il tuo aiuto.

Ho inviato la tua mail agli amici della vela che ti ricordano con affetto e che non vedono l’ora di rincontrati magari in barca a vela sul lago Maggiore.

Il sito è www.andiamoinvela.it  e quando hai tempo leggilo perché racconta della vita del nostro club della vela e in particolare se vai sulla voce “Diario di bordo” potrai leggere alcuni articoli divertenti che parlano anche di te e vedere delle fotografie dove ci sei anche tu;  potremmo scriverci anche su questo sito.  Un abbraccio grandissimo da me e da tutti gli amici della vela.

Ciao

Antonio

 

Ciao Caro carissimo amico,

Come stai? tanto, tantissimo tempo senza notizie...

Ti imaggino come sempre impegnato al istituto. Má quanta nostalgia..!

Anchio sempre al laboro e con le ativitá dei ragazzi ciechi.

A Setembro, avviamo apenna finito il "5º Incontro Nazionale di Giovani Ciechi" con 64 ragazzi ciechi e ipovecente di tutta l'Argentina, con giovanni di Paraguay, Brasil, Colombia, Messico e una cara amica dell'Austria! Ha stato tutto un bellisimo sucesso! anche ai giornali, alla tv e la radio! Sempre con la gioia di fare tutto quello che mi fa tanto felice...

Má ogni tanto vi penso tanto al tuo paese, a gli amici italiani e sogno rivedere a tutti presto, chissá, forse, magari! Aspetto tu sia molto benne e anche la tua bella famiglia.

Salutti a tutto il istituto e anche agli amici della vela!

Un forte, fortisimo abbraccio, insieme a un paio di foto.

Bacione,

Pato

 

 

Formare nuovi velisti:  Ciao  a tutti, da sabato sera il nostro circolo ha due nuovi amici Stefano e la sua ragazza Alessia, che avete tutti conosciuto alla mega grigliata organizzata  nel loro giardino dal mitico Primo e dalla sua carissima moglie Emanuela.

Pregiatissima carne piemontese e formaggi veramente squisiti ci hanno accompagnato per tutta le serata. Per non parlare dei vini veramente sublimi a partire dal Reis, a un vino incredibile ungherese di cui non ricordo il nome ma il gusto sicuramente si, al nobile Montalcino e poi Amarone e Picolit; praticamente  abbiamo assistito e partecipato un  formidabile crescendo  di gusti e sapori rossiniano.

E poi tanta allegria e sfottò tra  i vecchi velisti Mario, Spirito e Primo, e poi tante risate.

Per finire con dei diabolici zuccherini a base di alcol puro in grado di stendere una mandria di bufali, ma noi  abbiamo retto con orgoglio anche questo ultimo attacco al nostro onore di cani di lago.

Naturalmente al ritorno a casa ha guidato mia moglie  e così pure per quanto riguarda Stefanoo; io penso di essermi addormentato ancora prima di salire in auto. Naturalmente il giorno dopo sveglia alle 11.00 a suon di rimbrotti da parte di mia  moglie, tipo rimbambito, pachiderma ed altri ancora.

Ma cosa ci vogliamo fare mi sa che dopo i 50 questo ritornello tocca a tutti, per fortuna che ci sono gli amici e soprattutto le barche che ci  addormentate sull’acqua ci aspettano sempre con  tanta pazienza e voglia di sfidare il vento.

Buon vento a tutti.

Antonio

 

 

Per Patricia       Ciao carissima, come stai?

Tutti gli amici velisti ti ricordano con affetto.

Fatti sentire anche se la delusione per la tua Argentina ai mondiali di calcio è stata grandissima.

Anche noi italiani non stiamo molto meglio, anzi siamo stati buttati fuori prima e siamo arrivati ultimi del girone; pensa a che figura da polli abbiamo fatto.

In ogni caso il nostro gruppo è sempre più forte e unito; abbiamo organizzato delle bellissime serate in compagnia  e delle regate nel corso delle quali abbiamo ricordato la nostra cara amica argentina Patricia.

Se leggi questa mail fatti sentire vogliamo sapere come stai?

Un abbraccio da parte di tutti noi.

Antonio  

 

Io c'ero:

Ciao velisti e apprendisti velisti, con qualche riga vi volevo completare la storia di edel 6 ovvero chi ha fatto 
rinascere la barca. Come avete potuto leggere nel racconto precedente la tecnica e le cause di  questo avvenimento 
volevo spendere qualche parola sui due grandi maestri e  istruttori di vela Mario e Primo.
L'appuntamento era per sabato 10 luglio dalla famosissima bionda che io e Antonio mio fedele socio di vela
ci siamo ripromessi di darle un nome a questa ragazza, detto questo terminata la nostra colazione ci siamo avviati
verso il campo boe dove si trovava ormeggiata EDEL 6 , si vedeva affiorare dall'acqua  circa un metro dell'albero 
e la barchetta rossa adagiata sul fondo del lago. I due maestri aprono il baule  della macchina e io curioso di 
vedere l'attrezzatura che avevano preparato per il recupero era veramente un novita'  per me, intanto Primo saluta  
mi presenta Walter il signor milanese  proprietario di EDEL 6 le da qualche ragguaglio dell' accaduto, e secondo 
me Primo avrebbe voluto anche sgridarlo perche' bisogna avere un po' di attenzione  delle barche lui le considera 
tutte come amiche. Si parte con il barchino abbiamo caricato su bombole di ossigeno per immersione cime palloni 
per recuperi di vari dimensioni, siamo sopra a Edel ,  Mario si mette la muta da sub Primo lo assiste in tutti i suoi 
movimenti sono sincronizzati come due orologi svizzeri, tuffo e immersione io e Primo sul barchino ad aspettare 
Mario per i dettagli che avrebbe riportato a galla,  dopo  circa 10 minuti ecco che arrivano le bollicine dell,erogatore 
di Mario e dopo qualche istante ecco che riaffiora in superficie piccola consultazione tra i due e Mario prende i 
palloni le cime e via di nuovo sul fondo, dopo un po' di tempo ecco i primi movimenti verso l'alto ma qualcosa non a 
funzionato perche'  la barca non saliva come volevano loro, nel frattempo Mario e salito alcune volte per cambiare 
le bombole e per un consulto tecnico con Primo , e anche per  fumarsi la sua sigarettina perchè lui mi ha confessato 
che tutto quell' ossigeno buono.......... che respirava non era di suo gradimento per cui voleva spezzare la monotonia.
Intanto Mario spiegava come aveva imbragato Edel con cime e palloni per sollevarla  tutto era tranquillo ad un certo 
punto eccola  che la barca rossa arriva in superficie da sola , il lavoro dei dui lupi di lago cominciava a dare i suoi 
frutti. A quel punto decidono di tirarla verso la sponda con un cavo d'acciao   per  cui era ad un passo dal riaffiorare 
completamente bastava riuscire portar fuori  il pozzetto dal livello del lago per poi con una potente pompa svuotare lo 
scafo, a quel punto li ho voluti stupire con una mia idea geniale e le ho detto cosa ne dite se vi vado a prendere dei
panini e un paio di birrette per una  piccola sosta , questa volta e passata a pieni voti tutti daccordo, dopo 
essersi un po' ripresi Mario e Primo decidono di attaccare un' altro pallone per sollevare la poppa ed ecco il gioco
era fatto, generatore di corrente pompa  a immersione per svuotare pozzetto e scafo Edel continuava a riaffiorare 
sempre  di piu' dall'acqua in quel caldo sabato pomeriggio ci sono stati anche diversi spettatori curiosi di vedere 
il recupero di una barca affondata.
Concludendo questo mio piccolo racconto vorrei racchiudere solo con una parola a Primo e Mario dicendo che
sono veramente bravi e campioni di modestia, mi sento fortunato di aver conosciuto e di essere amico di loro due.
Carlo.

Sabato 3 luglio: come  ormai tradizione, si è svolta una regata velica in ricordo dell’indimenticabile amico Luigi, presidente dello yacht club di Arona.

Io personalmente non ho mai conosciuto Luigi, ma dall’atmosfera di gioia, serenità e felicità  che si respirava, doveva veramente essere un gran brav’ uomo  e un amico vero.

Già dal venerdì pomeriggio i “soliti matti” erano all’opera  sul pratone davanti al lago   per installare la struttura che doveva ospitare tutti gli amici e a trasportare e posizionare le cucine e le  griglie per la grande abbuffata del sabato sera e per le premiazioni della domenica mattina.

Non riesco a descrivere la gioia  e l’allegria di quei pazzi che sotto un sole cocente e un caldo torrido alzavano, tiravano, svitavano poi avvitavano, salivano sulla scale per fissare le travi, trasportavano materiali  e attrezzature di ogni genere; altro che sessantenni o settantenni erano tutti dei ventenni con una grande energia “  la voglia ricordare degnamente il loro  grande amico Luigi”.

Era tutto un mondo che si muoveva, camion,furgoncini, macchine che trasportavano di tutto, bibite di ogni genere e l’immancabile birra e vino a volontà e poi salsicce, bistecche, spiedini e chi più ne più ne metta.

Finalmente alle 22.30, come per incanto si accendono le luci e tutto è pronto, alè  finalmente  ci si  può riposare e fare uno spuntino tutti insieme. A mezzanotte c’è chi dorme sui tavoli, chi invece di fare la guardia  dorme in macchina con la musica a tutto volume e chi imperterrito continua a bere ormai non sa neanche lui cosa, forse birra o vino o limoncello, fatto stà che lo troviamo alle prime luci dell’alba che gattona sul prato in uno stato di semincoscenza.

Ah dimenticavo, a proposito di matti, io ho dormito sulla mia barca attraccata al pontile nonostante i numerosi inviti   a  dormire  su un comodo  letto e godere di una doccia rinfrescante.

Il giorno dopo alle sei  sveglia con l’adrenalina alle stelle, quel matto del Magna è già lì da un pezzo chissà se è andato a dormire.

Poco dopo arriva Primo e andiamo all’immancabile  solito bar “della bionda” per la colazione a base di caffè, cappuccino e brioche alla crema e al cioccolato.

Mentre faccio colazione vedo la bionda e penso che un giorno o l’altro gli chiederò il  suo nome anche per dargli una identità ( tutti la chiamano la bionda).

Alle 8.00 in punto sono sul pontile e arriva Carlo e Domenico  più rintronato che mai(secondo mè non ha chiuso occhio) e fra me e me penso “ma dove vogliamo andare con questo equipaggio”.

Invece dopo una prima disastrosa regata mattutina, dove praticamente abbiamo sbagliato tutto, il pomeriggio ci riscattiamo alla grande e riusciamo a terminare il percorso in una ora e trentacinqueminuti che ci consente di piazzarci  dignitosamente in classifica generale.

La sera nonostante un uragano  con vento e grandine che si è abbattuto sulla festa,  siamo tutti  rimasti  li fino alla fine noncuranti del mal tempo  a festeggiare a dovere, mangiando, bevendo e cantando  a squarciagola.

Qualcuno , tra i fumi dell’alcool,  stava già programmando la regata dell’anno prossimo; non oso pensare al percorso pensato, chi vivrà vedrà, di sicuro ci sarà  ancora da divertirsi.

Antonio  

 

Patricia carissima: ormai non so più che aggettivi usare per definirti; ogni volta che mi scrivi  mi sorprendi sempre di più e l’emozione che  sai trasmettere è sempre fortissima. La tua mail è di una bellezza straordinaria e di una sensibilità veramente incredibile. Con poche parole hai descritto una vita, le emozioni le sensazioni il modo di vivere di persone semplici ma di grande umanità che vivono e rispettano gli altri. Persone che mi hanno accolto con tanta amicizia e fratellanza. Da quando conosco questi amici, Mario, Primo, Carlo a Spirito( Spirito è un nome) e tanti altri, ho scoperto un mondo nuovo a me prima  sconosciuto fatto di sincerità e amicizia. Il tuo articolo, comprese le bellissime fotografie, sono molto contento che sei entrata a far parte della nostra famiglia allargata un po’ matta ma meravigliosa. Domenica  13 giugno abbiamo partecipato ad una regata sul lago maggiore  organizzata da una associazione benefica; e stato bellissimo. Siamo arrivati ultimi ma ci siamo divertiti un mondo. Nel corso della regata abbiamo visto prima  il sole, poi le nuvole e infine anche un bel temporale ma è stato tutto molto bello e divertente. Un abbraccio infinito da parte  mia e di tutti  gli amici velisti.

A presto

Antonio

 

Sulla barca di Antonio: Ho letto sul vostro Diario di Bordo, che… “La barca di Antonio è pronta a scendere in acqua. Un glorioso Samourai MK1 della fine anni 60...”

E adesso, io vorrei condividire col stupendo gruppo di vela e tutti gli amici, la sperenza di questa argentina, che per caso, ha avuto l’oportunitá di “assaggiare” quella barca…

Scusatemi per il mio italiano, sono Argentina, abito a Buenos Aires ed era in visita a Milano, quando é nata l’idea di andare al lago.. mi sentivo una bambina, piena di ansietá! Má devo dire che non sapevo dove, come, con chi!!? Solo che il mio carissimo amico Antonio, volevo farlo... e basta! = )

Insomma, é stata una bellissima sorpresa per me, giá al ristorante, punto di partenza, dove ho visto, come, poco a poco, uno a uno, “gli uomini d’acqua” arrivavano da noi.. E il mio sorriso é stato ancora piu grande, al scoprire a questi uomini portare con loro, un simpatico pupazzo! Bello, scoprire cosi, che la tenerezza aveva anche il suo posto lí!

La pioggia mi ha fatto cambiare i pantaloni corti per i lunghi… má non era cambiata la mia voglia di sfruttare ancora, anche sotto il acqua! Peró, per fortuna, dopo un caffe e una piccolla passeggiata a piedi verso al lago…il ré sole, ha capito la mia voglia di vivere con  intensitá, il mio ultimo fine di settimana alla cara Italia…e con lui al celo azurro, tutto sembrava piu bello ancora! Infatti, i lucertoli, le anitre, gli ucellini... tutti facevanno festa sotto il sole!

Iniziata l’aventura sul’acqua, ho preso un posto nella Barca accanto a Franco, a chi, mai ho immaginato tanto rilajato…Naturalmente l’atmosfera ci incitavo solo a sfruttare… Ed ho scoperto qui, che anche i “sempre impegnati-preocupati milanesi” sono riusciti provare il sapore della vita..! Forse la Barca , forse il Lago, Chissà!? Má hanno un incanto maggico! E nessuno puo rivelarse…

La Barca sull'acqua, ti aiuta non solo a sfruttare il momento... sino, e si hai voglia, a scoprire al altro, avecinarsi, a ridere, a pensare, a guardare, a aprire ancora piu gli occhi, anche a chiuderli, a trovarsi a se stesso,  a sospirare...

E senza dubbio, questa Barca, il Lago, gli Uomini d’Acqua…mi hanno permesso vedere al mio caro amico Antonio, fuori dal giorno a giorno a Milano. E attraverso dei suoi amici, ho conosciuto io, un pò più, al mio propio amico…

E questa passione sulla Barca, sulla Vela, sul Lago, mi ha parlato anche sulla passione che lui ha trovato per la vita! per la amicizia! E per le cose più semplice; il piacere di incontro con gli altri!

Grazie alla Barca, Grazie agli Amici, con profonda gioia ho imparato una volta più, che tra l’Italia e l’Argentina, avviamo ancora un mundo di similitudine e che saremmo per sempre cosi lontani, ma cosi vicini!

Grazie a tutti, Grazie di cuore!

A presto!

Patricia

 

Piccola precisazione su "Ricordate il film", per chi legge. Quando è stato il momento di ammainare abbiamo avuto la sorpresa della rottura del distanziatore della drizza dell' avvolgifiocco, quello in testa d'albero, bloccando completamente tutto, allora abbiamo tentato di ammainare il genoa e, sorpresa, una piccola vite di un estruso (stronzo) si è leggermente allentata bloccando il tamburo con la vela a metà altezza.

Che dire, oggi è impensabile veleggiare senza avvolgifiocco,  però quando l'aggeggio si rompe c'è sempre vento e onda.    Mario

 

Ricordate il film: “Un  tranquillo weekend di paura”? In cui un gruppo di amici decidono di trascorre qualche giorno  in canoa, per discendere uno dei tantissimi fiumi americani e rilassarsi dopo una settimana di stress e di duro lavoro. Ricordate la trama? L’incredibile susseguirsi di eventi e di momenti di tensione e di paura.Domenica 16 maggio 2010.Dopo un lunghissimo inverno ecco finalmente il sole e un vento da nord di 15/20 nodi, magnifico: l’ideale per qualche bordo sul lago. Un rapido giro di telefonate con i soliti amici e verso le 10 eccoci tutti,  gasati al solito bar “della bionda” per  la colazione a base di caffè, cappuccino e brioche appena sfornate: il tutto per programmare la giornata.Prima cosa spesa al Supermercato “Billa”, per rifornire la cambusa: pane, affettati, frutta, formaggi e l’immancabile vino a volontà. “Abbiamo dimenticato l’acqua!” dico timidamente a Primo, ma è sufficiente una sua occhiataccia per farmi capire che la mia preoccupazione è alquanto inopportuna.La sua risposta: “non ti basta l’acqua del lago !”.Al pontile ci incontriamo con tutta la compagnia, e pronti…si parte; tutta la mattina veleggiamo, che è una meraviglia! Sole  e un vento costante sui 10/15 nodi, un prosecchino  giusto per bagnarsi  le labbra  e alle 13 in punto ci ritroviamo sul pontile per uno spuntino. Doveva essere un pasto frugale  e molto veloce,  ma terminiamo alle 15 con caffè e ammazzacaffè. Il tempo continua ad essere  sempre bellissimo e non vediamo l’ora di ripartire. Si canta, si raccontano barzellette e l’adrenalina sale: è tutto bellissimo; Spirito suggerisce: “puntiamo verso Angera, vedo che la c’è più onda”. Non l’avesse mai detto improvvisamente il vento rinforza, siamo ormai sui 20/ 25 nodi…una meraviglia.Sulla punta di Angera arrivano raffiche di vento violentissime  e facciamo fatica a tenere la barca sull’onda.A prua vediamo delle creste sempre più bianche e Mario, l’armatore, ordina: ”andiamo la è bellissimo.L’euforia, ormai, ha preso il sopravvento, crediamo di essere dei veri regatanti e buttiamo le gambe fuori dalla barca per fare da contrappeso alla forza del vento, che rinforza sempre più.Dopo due ore di virate, strambate, orzate e straorzate, stremati  ma felicissimi decidiamo di rientrare in boa, ma l’imprevisto è sempre in agguato. In prossimità della boa, con un vento sempre fortissimo, decidiamo di togliere  le vele e manovrare a motore, ma il genoa non ne vuole sapere di scendere. Tentiamo in tutti i modi sotto un vento che continua a rinforzare, con raffiche sempre più potenti, ma non c’è niente da fare il genoa è sempre lì in alto.Puntiamo al largo verso Angera per ripararci dal vento e per poter tranquillamente esaminare il problema. Nel frattempo non vi dico le urla e la concitazione di tutti: “tira di qua, lascia di là, tieni il timone, non fare sbandare la barca”. Sophie sembra una bambola “pigotta” sballonzolata dalle onde ad ogni manovra, anche io non parlo più e spero che il tutto finisca al più presto nel migliore dei modi.Ma non c’è niente da fare quello stronzo del genoa è sempre lì strafottente delle nostre fatiche e delle imprecazioni verso di lui. Alla fine decidiamo di legarlo alla bene e meglio e di rientrare a motore.Mario si lega e sale sull’albero per tirare giu il genoa, ormai non ci capisco più niente mi sembra di essere al circo e Mario un acrobata; nella furia del vento regna una gran confusione, Mario è sempre più in alto, “tiratemi giù, tiratemi giù” ripete più volte ma siamo tutti in tranche e nessuno lo sente.“Allora volete tirarmi giù o no”  ripete urlando il Mario ormai anche lui esausto.Sono ormai le ore 19  e siamo  al  bar “della bionda” davanti al solito prosecco e agli stuzzichini, stanchi, esausti, senza forze ma felici pronti a ricominciare un’altra settimana di lavoro ma già con il pensiero al prossimo fine settimana naturalmente in barca, tutti insieme chissà con quali nuove eccitanti sorprese.  

Antonio

 

 

Caro Alberto ciao sono Antonio, molto probabilmente non ci conosciamo ma ho letto il tuo articolo e vorrei inviarti un breve commento.Personalmente non so se hai fatto bene  o male a prendere il mare nel mese di ottobre poichè io sono un principiante in quanto  è solo da pochi mesi che frequento lo yacht club di Arona e che ho una barca tutta mia; sicuramente hai vissuto momenti di tensione e di paura, ma  anche di grandi emozioni che ancora adesso ricordi con nostalgia.Sono un po’ matto ma mi sarebbe piaciuto essere li con voi non tanto per un aiuto poiché non ne sarei stato capace vista la mia unica esperienza marinara di Capraia a Pasqua di quest’anno dove ho avuto mal di mare sia all’andata che al ritorno, ma proprio per assaporare l’emozione della adrenalina che sale  nel mezzo dei cavalloni.In ogni caso se per il prossimo viaggio ti serve un amico in più puoi fare conto su di me.

Ciao Antonio   

 

Commento ad Alberto! Ciao Alberto, mi fa molto piacere sentirti e sapere che non hai perso la malattia della vela.A leggere il tuo ricordo mi fai venire in mente una Pasqua di tanti anni fa a Porto Azzurro, un tredici metri e sette amici come ospiti; ultimo giorno di crociera e un improvviso temporalone che ci ha accompagnato fino a Punta Ala e che in poche ore ha sollevato un mare da sud da far impallidire un' onesta burrasca.Per la tua esperienza due cose; ti sei fidato di un meteo a 24 ore senza approfondire con le carte sinottiche; con quella previsione, lo Scirocco dal pomeriggio e la copertura dell' Elba qualche dubbio sul fatto che ti andava bene il giorno dopo doveva venirti. A presto

Mario

 

Ho sbagliato? E' ottobre, e mi regalano una settimana di ferie; non mi sembra vero. Mi metto al telefono e cerco in tutti i modi di convincere Filippo e Gianni a prendere ferie anche loro per noleggiare una barca; in questo periodo ce le tirano dietro. Detto e fatto, la settimana di fine ottobre siamo a Punta Ala su di un Sun Odyssey 34; le mogli non possono venire ma Filippo ha portato un suo amico: "Si parte".

La nostra rotta prevede di fare la costa sud dell'Elba, mangiata di pesce a Bastia in Corsica e rientrare passando davanti alla costa nord dell' Elba; saltiamo Capraia che sono diventati fighetta e se la tirano. Un giretto da 120 mn circa, non male per finire la stagione. Settimana fantastica con condizioni meteo varie, vento, un paio di lavate e tanto pesce a buon prezzo; al punto che il penultimo giorno siamo a Marciana a contemplare il meteo che dà l'approssimarsi di un fronte a 24 ore,  con un incremento di vento e mare da sud. Poco male mi dico, e' dal pomeriggio che spira uno Scirocco sui 10 nodi, domani con calma partiamo e in serata siamo a Punta Ala.

Il giorno dopo tira un sud da 30 nodi, partiamo e veleggiamo alla grande fino a Cavo dove, finita l' Elba, troviamo dei cavalloni pazzeschi al nostro traverso di dritta, due di noi cominciano a stare molto male e per fare 15 miglia scarse abbiamo visto più volte Nettuno con tutto il suo seguito che ci salutava con la manina.

Arrivati in porto distrutti, abbiamo costatato i danni: 2 parabordi persi e una cucitura della randa saltata per una trentina di centimetri.

Alberto

 

Tante volte senti dire: “certe cose non si possono raccontare le devi vivere per comprenderle veramente” oppure “non ci sono parole per descrivere le emozioni e le sensazioni”.

Quando Mario e Primo mi proposero di aggregarmi al gruppo di amici che avrebbero partecipato alla crociera di Pasqua 2010 all’isola di Capraia mi  descrissero  le precedenti esperienze; ma poi ho provato con i miei sensi: orizzonti sterminati, tramonti da sogno, acqua, vento, sole, i delfini che giocano con le onde e poi i  lunghi silenzi;  il rumore del vento e del mare che si infrange contro la barca, stare bene con te stesso mentre cerchi un contatto vero con tutto ciò che ti circonda e poi la luna che non hai mai visto ne immaginato così grande, così amica, così  luminosa da indicarti la rotta.

E le stelle così vicine e così numerose che se vuoi le puoi toccare.

E poi i compagni di viaggio, che diventano improvvisamente quasi per magia degli amici fraterni con i quali  d’ora in avanti  condividerai il tuo futuro e le tue esperienze; delle persone vere sulle quali puoi contare e che in realtà hanno sempre fatto parte della tua vita ma che hai scoperto solo ora.

Mare, mare e poi mare e poi improvvisamente ecco  lontano l’isola di Capraia;  siamo arrivati ma forse è solo un sogno o un miraggio; l’isola è li davanti a noi da ore ma non si fa mai toccare e l’ansia e l’emozione ti avvolge;  dopo 16 ore di traversata eccoci  finalmente.

Sembra di tornare indietro nel tempo, gente semplice, cordiale che ti da il benvenuto e che ti saluta con calore; il porticciolo, qualche  piccolo bar e ristorante e poi a strapiombo sul mare il borgo, dal quale domini tutta l’isola e rimani incantato dalla visione sconfinata del mare.

Ci si inoltra per i sentieri e scopri la macchia mediterranea, cespugli, arbusti, fiori  e tutto intorno profumi e aromi dimenticati e dal punto più alto dell’isola ammiri tutto ciò che ti circonda e l’emozione fa brutti scherzi qualche piccola lacrima ti bagna il viso e  ti vergogni  un po’ e pensi che forse è l’effetto dell’aria frizzantina del mattino.

Pensi ai tuoi cari e vorresti tanto che fossero li con te per condividere questi momenti e queste emozioni e per scoprire insieme che forse ci facciamo troppo travolgere  dallo stress e dalla frenesia della società nella quale viviamo  che non lascia spazio alle emozioni.

Antonio

 

(Commento) Mi fa molto piacere aver trovato un nuovo velista ed amico; sicuramente hai iniziato al mare in

modo scomodo, per il tempo e la traversata, ma da qui in poi scoprirai che la crociera è principalmente stare insieme divertendosi e cercando di fare meno bolina.

Mario

 

L’anno scorso nei mesi di maggio e giugno: Ho frequentato il corso di vela con Mario e Primo.

Ogni momento era l’occasione per  raccomandarmi la massima attenzione e cura a tutto ciò che è sicurezza.

Ricordo la loro frase ricorrente “ricordati che l’attenzione e la  sicurezza a bordo non è mai abbastanza” spiegandomi poi  tutto ciò che devi controllare e le operazioni e le manovre che devi fare prima uscire in barca.

A volte le loro raccomandazioni mi sembravano un po’ eccessive.

Sabato 17 aprile (mi sa che avevo sottovalutato il 17…..) dopo aver ritenuto di aver eseguito tutte le operazioni “sicurezza”esco con il mio Samurai per qualche bordo e  per rilassarmi un po’ così come è doveroso fare dopo una settimana di lavoro  nel caos e nello stress di Milano.

Giornata grigia ma  non fredda con una brezza piacevole.

Dopo circa un’ora il vento rinforza con sventagliate fino a 20/25 nodi la barca si inclina e fila piacevolmente nonostante qualche momento di   tensione dovuto alla mia inesperienza  quando il vento piega la barca e faccio  un po’  di fatica a governarla, in ogni caso niente di particolarmente difficoltoso.

 Il vento però continua ad aumentare e per prudenza  allora decido di rientrare.

In vista della boa tolgo le vele e mi accingo ad avviare il motore per eseguire le operazioni di attracco in sicurezza.

Ma ahimè il motore non  ne vuole sapere  e nonostante gli sforzi  e i vani frenetici  tentativi non c’è niente da fare la barca senza vele e senza motore è in balia delle onde e del vento.

In quei momenti ho pensato mille volte  alle raccomandazioni dei miei amici istruttori  e che  prima di uscire avrei dovuto accertarmi   anche del buon funzionamento del motore.

Cosa che invece avevo sottovalutato.

La faccio breve per fortuna che improvvisamente è apparso San Spirito da Prato Sesia con la sua bellissima barca che mi ha trainato fino alla boa.

Tutto è finito solo con un grande  spavento ma anche con un insegnamento fondamentale che in barca non si può veramente lasciare nulla al caso soprattutto quando si tratta di sicurezza.

Un amico è preoccupato perché dice che San Spirito “almeno per un anno ci farà un culo grosso come una casa”, io penso che anche questa è amicizia e che anche un po’ di  sala goliardia e di presa per i fondelli davanti a un buon bicchiere di vino che fortunatamente non manca mai,  rende la vita  più divertente.  

Ciao Mario la sapevi questa.

Un abbraccio

Antonio      

 

(Commento) Non ho molto da dire penso che la situazione vi ha insegnato molto; però non fate i motoscafari, non sempre ci sono i "San Spirito", il bello della barca vela è proprio nella possibilità di tornare sempre a casa con i propri mezzi. In acqua non si può tirare il freno, ma dirigersi in un posto sicuro.




















 

 

 

 

 

 

 

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